L’addio al mercato online dei giochi da parte di Poste Mobile, qualsiasi sia il motivo principale, costerà molto caro. Un dietro-front che porterà costi pari a 6 milioni di euro, più altri €350.000 per l'inutile licenza acquistata per entrar in questo mondo.
Una sconfitta non solo per Poste Mobile ma anche per tutto il movimento dei giochi online e soprattutto del poker, che ancora una volta viene etichettato, implicitamente, come un gioco d’azzardo. Un addio per molti vittima dei pregiudizi, come affermato anche da Barbara Beltrami, country manager di PokerStars.it, su Agicos: “Una scelta che non condivido, ma che posso capire visto il timore di un danno all'immagine che l'azienda ha accusato. Questa scelta purtroppo conferma che il gioco online soffre ancora di un pregiudizio. E' legato allo stereotipo del gioco d'azzardo, quindi pericoloso. Ma non è affatto così. Anzi l'online è molto più sicuro di altri giochi di cui si fruisce fisicamente. Esiste una procedura per accedere molto severa e che necessariamente esclude quella che si può definire la fascia più debole dei giocatori.”
Diverso è invece il pensiero Fabrizio D'Aloia, presidente Microgame, anch’egli intervenuto su Agicos per esprimere il suo parere sul caso Poste Mobile. Secondo D’Aloia l’errore è stato commesso all’origine e accusa l’amministratore delegato di Poste Mobile, Massimo Sarmi, di aver investito tanto denaro senza avere una profonda conoscenza del mercato dei giochi, con la conseguenza di dover abbandonare il mercato a causa delle difficoltà incontrare nella fase di start-up. “L'uscita di Poste Mobile dal mercato del gioco online è una mossa per rimediare a una scelta sbagliata all'origine”., commenta così il ritiro di Poste Mobile dal settore dell'online gaming. “La decisione presa in questi giorni dall'azienda non si può considerare un errore il vero errore è a monte, quando cioè Poste Mobile ha deciso di entrare nel mercato del gioco online facendo leva sui servizi di telefonia mobile. Il mondo del gaming, soprattutto on line, non si può improvvisare solo con ingenti investimenti, ma occorrono tempo e programmazione. Il dottor Sarmi, dopo aver preso coscienza delle difficoltà incontrate nella fase di start-up, ha deciso di far un passo indietro.” conclude D'Aloia.
E così Poste Mobile abbandona il mercato. Colpa dei pregiudizi, colpa di una programmazione sbagliata poco importa ora. Se il dottor Massimo Sarmi ha abbandonato l’idea per colpa degli attacchi mediatici come quello del Corriere della Sera, oppure se ha dovuto rinunciare al progetto per una sbagliata programmazione, molto probabilmente non lo sapremo mai, l’unica cosa che sapremo e che ben oltre sei milioni di euro sono stati buttati via al vento.