Sindaco nei guai, giocava a poker con i cellulari del comune

Il poker online dopo aver contagiato casalinghe, studenti, sportivi e chi più ne ha più ne metta, sbarca in Comune grazie al sindaco di Servigliano Maurizio Marinozzi, colto sul fatto a giocare coi cellulari comunali, ma per questo rischia fino a dieci anni di carcere.

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Il poker online dopo aver contagiato casalinghe, studenti, sportivi e chi più ne ha più ne metta, sbarca in Comune grazie al sindaco di Servigliano Maurizio Marinozzi, colto sul fatto a giocare coi cellulari comunali, ma per questo rischia fino a dieci anni di carcere.


Siamo a Fermo nelle Marche, esattamente nel piccolo paesino chiamato Servigliano, è qui che il sindaco Maurizio Marinozzi avrebbe usato i telefoni cellulari del Comune per divertirsi giocando con il poker online. Colto sul fatto dal procuratore capo Andrea Vardaro in seguito all’acquisizione delle salate bollette arrivate in Municipio, si parla di cifre che superano le decine di migliaia di euro. Per questo reato rischia dunque dai tre ai 10 anni di carcere. Tuttavia, Marinozzi non sarebbe l’unico sospettato, nel vortice del gioco del poker online sarebbe finite anche il vicesindaco e il segretario generale del Comune, entrambi però scagionati dallo stesso Sindaco, il quale si sarebbe addossato su di se tutte le accuse.

La notizia resa nota dal Resto del Carlino sta letteralmente sconvolgendo la piccola Servigliano, indignata dal comportamento del loro primo cittadino, il quale si sarebbe appropriato di un bene pubblico per scopi personali. Tuttavia, le indagini sui contratti di telefonia mobile pagati con i soldi del Comune erano già partite nell’ottobre del 2010, quando il consigliere comunale Renzo Speranza aveva accusato i diretti interessati di avergli consegnato una documentazione palesemente incompleta. In questa maniera, secondo il consigliere comunale, si era continuato a tenere nascoste le notizie riguardanti gli importi delle fatture telefoniche in questione. Il consigliere comunale nell’esposto aveva poi chiesto alla Procura della Repubblica di fare chiarezza su quale ente o quale persona avesse provveduto al pagamento e soprattutto, se qualcuno aveva pagato, a quale titolo l’aveva fatto. L’esposto era stato preso in considerazione dalla magistratura, che prima aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti e poi ne aveva aperto uno con Marinozzi iscritto nel registro degli indagati.

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