Perchè non trattare i poker pro come i trader?

Terzo ed ultimo appuntamento con l'ottimo trattato sul controverso connubio tra poker live e tasse scritto da Dario Alioto. Il mitico capitano del team Sisal Poker questa volta si sofferma sulle tante affinità esistenti tra i trader professionisti ed i giocatori di poker.

Terzo ed ultimo appuntamento con l'ottimo trattato sul controverso connubio tra poker live e tasse scritto da Dario Alioto. Il mitico capitano del team Sisal Poker questa volta si sofferma sulle tante affinità esistenti tra i trader professionisti ed i giocatori di poker.


Si conclude così il viaggio nel discusso mondo del poker live e della sua tassazione. Dario Alioto, in quest'ultimo articolo, punta il dito sulla realtà italiana: “L'attuale situazione italiana è assolutamente chiara per quanto riguarda le vincite conseguite presso operatori che esercitano tramite concessione AAMS, siano essi terrestri, che online. La tassazione, non proprio leggera, è operata al momento della raccolta della giocata e costituisce una ritenuta alla fonte rendendo qualunque vincita conseguita presso tali operatori non ulteriormente tassabile. Per quanto riguarda l'estero, ci sarebbero da tenere in considerazione le normative europee, come ho spiegato nell'esempio della Finlandia“.

Uno degli argomenti che ha sempre suscitato tante polemiche è sicuramente quello riguardante le vincite ottenute all'estero nei vari eventi di poker live, vincite che il pro di Sisal Poker consiglia di trattare come proventi esteri di un pokerista paragonabili per molti aspetti al capital gain di un investitore finanziario: “In Italia, la persona che investe in titoli è soggetta alle ritenute di legge ed è considerato irrilevante il fatto che si tratti di un trader professionale o di un normale investitore che svolge una diversa attività lavorativa. L'investitore, come il pokerista, nelle sue operazioni è soggetto ad una certa aleatorietà, ma se è molto capace e preparato può garantirsi dei proventi che nel lungo periodo gli permettono di poter vivere della sua attività, in questo caso potremmo considerare l'investitore un trader professionista. Questa considerazione vuole semplicemente accostare le due attività per far notare quanto siano simili, spesso sovrapponibili, perché non trattarle in maniera analoga? Il trader come il poker pro, non necessita di particolari requisiti per operare, non esiste un ordine professionale e non esiste nulla che certifichi il suo livello di preparazione.

Lo stato riconosce all'investitore il diritto di compensare le perdite (minusvalenze) per ben cinque anni dalla data di conseguimento della perdita, lo mette in condizione di far valere la sua preparazione e lo tassa solo sui propri proventi netti. L'aliquota è del 20% e la gestione dei versamenti delle imposte dovute può essere in regime amministrato, dove provvede la banca ad applicare le ritenute dovute, oppure in regime dichiarativo, dove è il contribuente a dover portare in dichiarazione dei redditi la contabilità di plusvalenze e Il capitano del Team Sisal Pokerminusvalenze, potendo sempre utilizzare le minusvalenze degli ultimi cinque anni, se ce ne sono, a compensazione delle ultime plusvalenze.

L'investitore deve semplicemente allegare alla propria dichiarazione le certificazioni rilasciate dalle banche, quindi tutta la gestione di queste dichiarazioni è piuttosto semplice. La stessa cosa si potrebbe fare con le vincite estere dei tornei esteri in un pokerista, perché no? Il giocatore, tenuto a conservare tutte le distinte di incasso dei premi conseguiti, potrà allegare in dichiarazione anche le ricevute di iscrizione ai tornei, che andranno a formare le minusvalenze. A fine anno si fa il saldo, nel caso di una plusvalenza complessiva, la cifra risultante andrà a formare l'imponibile da tassare al 20%. Nel caso in cui l'ammontare complessivo delle iscrizioni sia superiore alle vincite conseguite, il saldo negativo andrà a formare una minusvalenza che sarà compensabile per i cinque anni successivi, dove tali importi andranno ad abbattere le future plusvalenze“.

Non ci sarebbe nulla di complicato in quanto scritto da Dario, anche se la domanda che tutti si pongono è come rendere, a livello normativo, tutto attuabile? “Non sono certo persona qualificata per rispondere a questa domanda, ma credo che la soluzione sia più semplice di quanto si possa immaginare. Si potrebbe fare una minuscola modifica nei testi di legge che regolamentano il capital gain e fare in modo che tra tutte le tipologie di proventi soggetti a tale tipo di trattamento rientrino anche i proventi conseguiti all'estero tramite giochi e prove di abilita, gli skill games appunto. Potrebbe bastare un singolo rigo per sistemare una situazione che attualmente scoraggia fortemente il giocatore ad impegnarsi all'estero. Per il fisco questo sarebbe un innegabile vantaggio, nella situazione attuale il giocatore è scoraggiato dal giocare all'estero a causa di un lacunosa e irragionevole situazione fiscale. E' costretto a giocare nei casinò italiani, dove le vincite sono esentasse e quindi non c'è nulla di guadagnato per le casse dello stato. Il Poker Pro non spende il suo denaro nei giochi presenti  al casinò, costringerli a rimanere esclusivamente in tali luoghi per giocare dei tornei porta solo degli svantaggi alle casse dello stato“.

La speranza e che questa idea avanzata dal capitano del team Sisal Poker venga presto appoggiata anche dai tanti operatori del settore e dai mass-media che potrebbero dare un grande mano in questo senso.    

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