Le tasse sul live non vanno pagate: prima sentenza a favore dei giocatori

Emessa la prima sentenza inerente a un procedimento nato dalla famigerata operazione “All-in”. Secondo il CTP di Gorizia le vincite conseguite negli Stati appartenenti all'Unione Europea non possono essere tassate di nuovo dall'Italia. Una prima vittoria per i pokeristi.

Emessa la prima sentenza inerente a un procedimento nato dalla famigerata operazione “All-in”. Secondo il CTP di Gorizia le vincite conseguite negli Stati appartenenti all'Unione Europea non possono essere tassate di nuovo dall'Italia. Una prima vittoria per i pokeristi.

“All-in”. Era questo il nome in codice dell’operazione con la quale l’Ufficio delle Imposte ha seminato per lunghi mesi il panico nei giocatori di poker che avessero conseguito vincite in occasione di tornei live all'estero. Un’operazione poco chiara, da molti contestata e da altrettanti ritenuta priva di qualsiasi fondamento giuridico. Sensazionalizzata a tal punto da finire anche sugli schermi delle televisioni nei servizi dei maggiori telegiornali nazionali, quel bieco tentativo di raccogliere soldi dai contribuenti sembra ora essere arrivato al capolinea. La notizia ha fatto il giro della rete in poche ore dopo che sul sito ItaliaOggi è stata finalmente pubblicata per esteso la sentenza numero 101/02/11 pronunciata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Gorizia il 19 ottobre 2011.

All’imputato veniva richiesto il versamento di una compensazione economica in seguito a vincite riportate al Casinò HIT di Nova Gorica per un ammontare complessivo di € 735.909,85 conseguito durante il periodo che va dal 2004 al 2006. «[…] il contribuente — riporta la sentenza — presenta distinti ricorsi […] richiamando la normativa Europea fonte di diritto tributario internazionale sovrastante la normativa nazionale e fondando i ricorsi stessi sui principi di “neutralità fiscale” di “tax equity” “del divieto di doppia imposizione nonché sui principi di non discriminazione e di uguaglianza” dei cittadini nell’ambito della UE».


La neutralità fiscale prevede che i cittadini dell’Unione Europea che conseguono un reddito da una fonte estera sia «accordato lo stesso trattamento tributario — cito ancora dalla sentenza — applicabile ai soggetti che conseguono unicamente redditi di fonte nazionale». Questo obiettivo è conseguibile solo se vengono rispettati i principi di tax equity (tassazione commisurata ai principi di ugualianza e capacità contributiva) e del divieto della doppia tassazione, con il quale si vuole evitare che redditi già tassati nello Stato d’origine vengano nuovamente tassati nello Stato di residenza. Oltre a questi principi introdotti dalla normativa europea e a oggi vigenti, l’imputato invita la corte a prendere in esame il caso Lindman, procedimento a carico di una cittadina finlandese che, partendo da presupposti in tutto simili a quelli analizzati dalla corte del CTP di Gorizia, ha portato alla piena assoluzione dell’imputata.

L’Agenzia delle Entrate, al contrario, cercava di aggrapparsi alla Convenzione Italia-Slovenia specificando che «[…] esiste un chiaro riferimento all’art. 21 della Convenzione Italia-Slovenia che statuisce: “Gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, di qualsiasi provenienza, che non siano espressamente menzionati negli articoli precedenti della presente Convenzione, sono imponibili soltanto in detto Stato” con ciò stabilendo la tassazione esclusiva nel paese di residenza del Beneficiario.».

perla poker roomLa Corte la pensa diversamente. In primo luogo «[…] appare illuminante e perfettamente pertinente – diversamente da quanto ritenuto dall'Ufficio — il richiamo al caso Lindman di cui alla sentenza C-42/02 citata da entrambe le parti che fotografa una fattispecie del tutto identica a quella in esame; di più, nel caso sottoposto alla valutazione della CGE, la norma fiscale Finlandese prevedeva espressamente la tassazione sul suolo finlandese di proventi da vincite realizzate all'estero e ciò diversamente dalla normativa italiana che giungerebbe al medesimo risultato solamente attraverso l’interpretazione forzata sostenuta dall’Ufficio [delle Entrate]

La Corte completa il quadro specificando come «[…] l'art. 49 del trattato CE si oppone alla normativa di uno Stato membro secondo cui le vincite provenienti da giochi d’azzardo organizzati in altri Stati membri sono considerate come un reddito del vincitore assoggettabile ad imposta sul reddito, mentre le vincite provenienti da giochi d’azzardo organizzati nello stato membro di cui trattasi non sono imponibili» e continua «Accertato pertanto, anche nell'esposizione normativa effettuata dall'Ufficio, che le somme vinte nei Casinò italiani (anche da parte di soggetti esteri) non formano oggetto di imposizione diretta a carico dei vincitori stessi, non vi è dubbio che debba aderirsi alle conclusioni esplicitate dalla Corte Europea di cui sopra».

 
Termina così, con un pieno accoglimento dei ricorsi dell'imputato, il primo atto di una controversia in atto da mesi. La battaglia è vinta, e la guerra? Vedremo se questo primo verdetto basterà all'Ufficio delle Imposte o se invece altre aule di tribunale saranno inutilmente occupate da quella che sembra più una rappresaglia contro una categoria che non una reale ricerca di giustizia.

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