Il poker in Italia, alcune riflessioni con Simone “cactus20” Di Marino

Poker Italia Web ha scambiato due parole sulla situazione del poker live e online in Italia con Simone “cactus20” Di Marino, Super Nova Elite nel 2010 e pro di GDPoker nel 2012. Ecco quello che ci ha raccontato.

Poker Italia Web ha scambiato due parole sulla situazione del poker live e online in Italia con Simone “cactus20” Di Marino, Super Nova Elite nel 2010 e pro di GDPoker nel 2012. Ecco quello che ci ha raccontato.

 

PIW: il boom del poker online e live in Italia è ormai finito. Ci fai una panoramica sulla situazione attuale nel nostro paese?
Simone Di Marino: partiamo dal poker live, che sicuramente più facile, da analizzare. Il poker live ha fondamentalmente un solo problema: si organizzano troppi tornei e come si vede ultimamente quelli che vanno per la maggiore sono quelli con il buy-in più basso, mentre i grossi circuiti ormai fanno sempre meno giocatori. Il discorso è un po’ più complicato per il poker online, ma una cosa di cui ci si accorge subito è di come sia cambiato il field dei giocatori: molto più duro rispetto a qualche tempo fa. Un altro problema è che i giocatori occasionali sono sempre meno e quindi la liquidità sulle varie poker room ne ha risentito parecchio.

 

PIW: cosa c’è che sicuramente non funziona in Italia, magari rispetto all’estero?
SDM: Rispetto agli altri paesi che hanno un mercato regolato, l’Italia è sicuramente molto più avvantaggiata, perché le leggi che ruotano attorno al poker online sono molto più chiare. La a Francia probabilmente, se avesse un regolamento come quello che abbiamo qui, avrebbe un mercato molto più fiorente, e molte delle poker room non sarebbero state costrette ad abbandonare il mercato come sta accadendo in questi ultimi tempi.

 

Simone Di MarinoPIW: quanto è diventato complicato, secondo te, fare il grinder in Italia? Probabilmente non rende più come all’inizio, ma è ancora possibile farlo con un buon margine di profit?

SDM: sicuramente sì, anche se rispetto all’inizio il margine di guadagno è notevolmente calato perché il livello medio dei giocatori, grazie al tanto coaching di questi ultimi tempi, è aumentato. È anche vero che per i giocatori che si avvicinano ora al gioco, la situazione è molto più complicata, perché non sono abituati a gestire le bad run e quando questo capita nel cash game i danni possono essere davvero gravi. Rimane il fatto che un grinder già formato può arrivare a guadagnare 80 mila euro all’anno.

 

PIW: in molti si lamentano del fatto che le promozioni delle sale .it sono peggiorate, soprattutto per i grinder. Hai notato la stessa cosa?
SDM: Sì, ma con le dovute eccezioni. GDPoker, per esempio, fa delle promozioni per i grinder che sono davvero favolose, come ad esempio la “Grande Sfida”. Discorso a parte, per esempio, per PokerStars che fa promozioni meno aggressive, ma che comunque basa la sua strategia su politiche differenti rispetto a quelle di GDPoker.

 

PIW: in questi giorni si è tornato a parlare della questione “mercato comune”. In un ipotetico scenario con liquidità condivisa, come cambierebbero le cose per i grinder?
SDM: sicuramente in meglio, nel senso che ci sarebbe più liquidità e poi i giochi come i Sit&Go riprenderebbero a partire con molta più frequenza. Sul cash game non saprei, ma comunque i grinder italiani non sono gli ultimi arrivati, quindi possono tranquillamente affrontare un field diverso da quello a cui sono abituati.
 

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