Il celeberrimo giornalista ha firmato un pezzo sul Corriere della Sera di oggi, in cui spiega come aumentare le accise sul settore dei giochi sia controproducente. Non risparmiando anche qualche stilettata gratuita al settore.
Il celeberrimo giornalista ha firmato un pezzo sul Corriere della Sera di oggi, in cui spiega come aumentare le accise sul settore dei giochi sia controproducente. Non risparmiando anche qualche stilettata gratuita al settore.
Il celeberrimo giornalista ha firmato un pezzo sul Corriere della Sera di oggi, in cui spiega come aumentare le accise sul settore dei giochi sia controproducente. Non risparmiando anche qualche stilettata gratuita al settore.
Il Corriere della Sera di oggi è tornato a occuparsi del settore dei giochi, e lo ha fatto attraverso una delle sue firme più importanti e stimate, Gian Antonio Stella. L'argomento dell'articolo è l'ormai ben nota ipotesi di rastrellare i fondi necessari alla cancellazione dell'IMU attraverso l'aumento delle tasse per il settore dei giochi, come vorrebbe ad esempio Silvio Berlusconi. Una mossa che Stella definisce “un bluff di conti sballati”.
Nella prima parte dell'articolo, Stella riporta (finalmente, diremmo noi) dei dati corretti, evidenziando come lo Stato nel 2012, abbia incassato di meno (e non di più, come spesso si sente e si legge) dalla filiera del gioco, complice l'esplosione di alcuni giochi dal payout più elevato (come i giochi da casinò online e le vlt) e il raffreddamento dell'entusiasmo degli italiani verso grandi classici come il Lotto, il SuperEnalotto e l'Ippica).
Il giornalista del Corriere fa notare come le accise sul settore dei giochi siano le seconde più alte in assoluto, dietro soltanto a quelle sulla benzina: aumentarle non farebbe altro che distruggere un settore che, riconosce Stella, negli ultimi dieci anni ha eroso 'quote di mercato' alla criminalità organizzata. Come cadere dalla padella nella brace, insomma.
Anche perché Stella non nasconde il suo giudizio negativo sul settore dei giochi, utilizzando termini come “crack mentale”, “schiavi del gioco compulsivo” e quant'altro. Nel pezzo, il giornalista riporta anche i dati della H2 Gambling Capital (erroneamente definita Source H2 Gambling Capital: occhio alle traduzioni, Gian Antonio) relaviti al mercato globale del gambling: 321 miliardi spesi nel 2012, il 25% dei quali negli Stati Uniti; l'Italia è al quarto posto con il 6%, preceduta da Cina (15,6%) e Giappone (9,7%).