“Giocare 10-15 partite non è sufficiente, un campione ha bisogno di parecchie decine di tornei per far valere le proprie qualità”… sono queste le parole di un Dario Sammartino che spiega la sua decisione di lasciare l’Italia per Nova Gorica.
“Giocare 10-15 partite non è sufficiente, un campione ha bisogno di parecchie decine di tornei per far valere le proprie qualità”… sono queste le parole di un Dario Sammartino che spiega la sua decisione di lasciare l’Italia per Nova Gorica.
“Giocare 10-15 partite non è sufficiente, un campione ha bisogno di parecchie decine di tornei per far valere le proprie qualità”… sono queste le parole di un Dario Sammartino che spiega la sua decisione di lasciare l’Italia per Nova Gorica.
Continua la fuga all’estero dei poker pro azzurri. L’ultimo della lista è Dario Sammartino, che come si legge su “Repubblica” e’ volato a Nova Gorica dopo aver fatto un’attenta analisi della realtà italiana. Il MadGenius napoletano ha deciso di allontanarsi dalla sua città natale per “tanti motivi”, tra questi anche la voglia di confrontarsi online con un un field nettamente superiore e la difficile situazione del poker live italiano sempre più impantanato nelle tante problematiche fiscali.
“Quando un pro comincia a vivere il mondo del poker live con concrete ambizioni, deve pensare subito a come abbattere la varianza, ovvero ad avere la meglio sul fattore fortuna. Giocare 10-15 partite non è sufficiente, un campione ha bisogno di parecchie decine di tornei per far valere le proprie qualità. In Italia purtroppo tutto questo non è possibile, vista la tassazione senza senso sulle vincite estere.
Non è possibile scaricare le spese e l’erario alla fine dei giochi mette mano persino sulle perdite. Non si può parlare di anomalia italiana, visto che anche gli scandinavi devono combattere con leggi ferree, ma per esempio ai miei colleghi inglesi, tedeschi e sloveni viene riconosciuta un’identità professionale e fiscale come poker pro. Mi domando, ma se in un gioco, impostato così a livello normativo, l’obiettivo di far quadrare i conti a fine anno è impossibile, non rischia, questo gioco, di essere solo un vizio?
E poi avevo voglia di farmi valere sui network del .com, sfidando avversari di tutto il mondo. Lì c’è il vero poker online, lì potrò trovare gli stimoli che mi fanno amare questa competizione. Finché saremo blindati nei confini del .it non potremo mai sviluppare un livello di gioco più evoluto. Quindi, volendo fare le cose in regola, ho deciso di trasferirmi a Nova Gorica“.
Parole che non lasciano spazio a nessuna replica e che confermano comunque la sofferenza di una decisione per certi versi quasi obbligata. Del resto sono oramai davvero tanti i giocatori di texas hold’em ad aver abbandonato l’italia per poter ‘lavorare’ con più tranquillità.
Adesso la speranza è che si faccia qualcosa prima che la lista diventi lunghissima, magari inserendo una serie di norme fiscali adeguate per tutti i poker pro ed aprendo finalmente il mercato dell’online ad una liquidità internazionale.
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.