Il dirigente responsabile del gioco a distanza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha affermato che il calo subito dal poker, e più in generale dal gioco online, non è dovuto soltanto alla crisi economica del paese, ma è anche una conseguenza dei tanti siti illegali.
Parole importanti quelle pronunciate dal dirigente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Francesco Rodano, durante il tavolo nazionale sul gioco online organizzato alla Camera dalla società di consulenza Open Gate. Per il responsabile unico del gioco a distanza, l’attuale calo della spesa e della raccolta è conseguente ad un insieme di problematiche e soprattutto alla pesante crisi che ha colpito il bel paese negli ultimi due anni:
“La regolamentazione del gioco online ha portato a 120 licenze, 50 in particolare assegnate a società estere che hanno investito su un mercato italiano con dei limiti ben definiti. Ma per comprendere bene il fenomeno online bisogna smontare quattro luoghi comuni. Non è vero che in temi di crisi si gioca di più, anzi. Negli ultimi tre anni il volume di gioco è calato di pari passo con i dati Istat pubblicati sulla spesa degli italiani.
La spesa complessiva per il gioco, compresa la rete fisica, è 18 miliardi e non 80. L’online, come ho letto anche in questi giorni, non sta ‘mangiando’ il gioco terrestre. L’online è comunque un settore economicamente piccolo e vale il 4% del mercato, circa 700 milioni. Per quanto riguarda la tassazione, infine, gli equilibri sono molto delicati. Basta guardare cosa accade in Francia, dove a causa di un prelievo eccessivo le società del gioco hanno abbandonato il settore. Di fatto si gioca sui siti non autorizzati. E’ per questo che serve uno stato forte in grado di controllare il mercato dei giochi”.
Occhi puntati quindi sull’illegalità, fenomeno che potrebbe, anche a detta dell’ex sottosegretario all’Economia con delega ai giochi Alberto Giorgetti, uccidere l’intero settore dell’online. Il parlamentare di Forza Italia, si legge su Agimeg, ha puntato il dito sulla legge di stabilità, che, a suo dire, permette troppi spazi di manovrà a chi preferisce non formalizzare la sua situazione nei confronti del mercato italiano:
“La Legge di stabilità per come è stata scritta finora rischia solo di uccidere il settore italiano dei giochi nel giro di pochi anni, abbandonando all’illegalità, fortemente combattuta con quanto è stato fatto dai governi precedenti, i giocatori. Non solo, si rischia un corto circuito del sistema con un forte calo degli incassi per l’Erario e la perdita di troppi posti di lavoro. Sono rischi già messi in evidenza nella stessa relazione tecnica. Quando anni fa lo Stato ha regolamentato il settore, lo ha fatto mettendo ordine sul territorio, cercando di dare allo Stato anche il ruolo di imprendire. L’unico modo per contrastare l’offerta illegale è essere competitivi, e l’Italia ha messo in piedi un sistema riconosciuto valido a livello internazionale. La stessa volontà di tassare i ctd non è altro che la strada migliore per dare un senso di legalità a chi per anni è stato combattuto”.
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.