Il romano Mario Adinolfi, pokerista sempre impegnato nel campo del giornalismo, è costantemente al centro di polemiche. L’ultima riguarda i suoi commenti al festival di Sanremo 2015 e alla preformance di Conchita Wurst,
Il romano Mario Adinolfi, pokerista sempre impegnato nel campo del giornalismo, è costantemente al centro di polemiche. L’ultima riguarda i suoi commenti al festival di Sanremo 2015 e alla preformance di Conchita Wurst,
Il romano Mario Adinolfi, pokerista sempre impegnato nel campo del giornalismo, è costantemente al centro di polemiche. L’ultima riguarda i suoi commenti al festival di Sanremo 2015 e alla preformance di Conchita Wurst,
Dove c’è una polemica, c’è sempre anche Mario Adinolfi. Il 43enne romano, già noto per il suo impegno giornalistico, politico e pokeristico, in rete è sempre bersagliato di critiche. Le sue dichiarazioni sui social network o in TV non mancano mai di sollevare qualche reazione indignata. Da pochi mesi tra l’altro Adinolfi è anche direttore di un nuovo quotidiano, dal titolo molto indicativo: La Croce.
L’ultimo polverone sollevato da Adinolfi riguarda niente meno che il festival di Sanremo e in particolare una star che ha fatto la sua apparizione nella seconda serata di questa edizione condotta da Carlo Conti. Ci riferiamo a Conchita Wurst, la drag queen personificata dal cantante austriaco Thomas Neuwirth, vincitrice dell’Eurovision Song Contest 2014.
Adinolfi ovviamente ha parlato in toni negativi di questa performance, puntando il dito contro ‘la propaganda dell’ideologia gender’. Vi proponiamo il post integrale di Adinolfi che si chiude con parole alquanto forti, sostendendo che l’ideologia gender faccia male alla società e ai bambini. Ecco il post, a voi i giudizi…
“Mi chiedono di Conchita Wurst, io non a caso non ne ho parlato e non ho voluto assistere alla performance. Chiudiamola con qualche riga. Io non ho nulla contro Tom, come giustamente l’ha chiamato Carlo Conti alla fine dell’esibizione piazzata prudentemente dopo mezzanotte. Contro la persona io non ho niente, ma proprio niente niente. Contro l’icona, perché è ovvio che è a Sanremo solo in quanto icona, all’attivo non ha neanche un album, invece qualcosa da dire c’è.
Quella di ieri sera a Sanremo era propaganda all’ideologia gender. La quale, per la precisione, sostiene l’indeterminatezza tra l’essere maschile e essere femminile, sostiene che il sesso sia intercambiabile come un cambio d’abito. Finalità di questa ideologia è dimostrare l’inconsistenza del ruolo paterno e di quello materno, essendo dissolto l’elemento biologico di appartenenza al genere maschile e femminile, che sarebbero secondo questi ideologi libere ‘scelte’ individuali determinate dal contesto culturale e sociale.
Dunque: io ho la barba e mi vesto da donna, posso essere madre e padre insieme, non c’è differenza, basta che ‘c’è l’amore’. Questa ideologia è falsa e pericolosissima e la si vuole insegnare anche nelle scuole italiane ai bambini di tre anni con la scusa della lotta alle discriminazioni. Io sono contrario all’ideologia gender, contrario all’invasione nelle scuole e nella cultura popolare.
Ormai, poiché nessuno reagisce, ci propinano la qualsiasi obbligandoci a tacere altrimenti discrimini. Chi se ne frega, io dico quel che penso. E penso che l’ideologia gender faccia male alla società e prima di tutto ai bambini. Sarò libero di affermarlo? Fino a quando?