Ancora polemiche sulla decisione di mettere la parola fine agli aiuti proveniente dai software. Sull’argomento è intervenuto anche Luca Moschitta, favorevole ad uno ‘stop’ che consenta un riavvicinamento tra professionismo e dilettantismo.
Ancora polemiche sulla decisione di mettere la parola fine agli aiuti proveniente dai software. Sull’argomento è intervenuto anche Luca Moschitta, favorevole ad uno ‘stop’ che consenta un riavvicinamento tra professionismo e dilettantismo.
Ancora polemiche sulla decisione di mettere la parola fine agli aiuti proveniente dai software. Sull’argomento è intervenuto anche Luca Moschitta, favorevole ad uno ‘stop’ che consenta un riavvicinamento tra professionismo e dilettantismo.
Non si fermano le critiche innescate dai regulars di tutta Italia, apertamente contrari al diniego di utilizzare i software di supporto da sempre approvati dalle poker room online. Un’unica voce di protesta che però trova qualche ‘dissenso’ tra gli stessi grinder, come conferma dalle pagine del suo blog il talentuoso pro siciliano Luca Moscitta.
“Gioco a Poker da circa 10 anni e devo ammettere che di cose ne sono cambiate parecchie. Il mio amore per il Texas Hold’em nasce per un motivo che va oltre le sue componenti essenziali come la matematica, la pura competizione o la psicologia al tavolo: giocare a poker mi diverte. L’aspetto ludico, molto spesso sottovalutato, è quel collante che tiene assieme in modo equilibrato tutte queste caratteristiche.
Per quanto col passare del tempo il gioco si sia evoluto, nel live la sua natura è rimasta inalterata. Discorso diverso per online: con l’avvento dei programmi di supporto, completamente assenti in passato, il volto del poker si è trasformato e spesso a scapito del giocatore amatoriale. Certe partite sono praticamente imbattibili se non si fa uso di alcuni software e a dirlo sono anche giocatori come Patrick Antonius.
Paradossalmente si è arrivati al punto che a volte l’edge non consiste più nella reale preparazione tecnica del giocatore ma nella sua capacità di interpretare i numeri dell’HUD. A questo punto pare lecito porsi una domanda: non si è forse andati un po’ troppo oltre? E’ un dato di fatto che il poker live e quello online siano due giochi diversi, ma credo che bisognerebbe cercare di renderli il più simile possibili invece di accentuarne le differenze.
Quando giochiamo dal vivo nessuno ha la possibilità di indossare degli occhiali speciali per vedere le statistiche degli avversari, ma ogni decisione presa al tavolo riguarda soltanto lo stile di gioco, le sensazioni e ciò che ognuno carpisce da chi ha davanti. Chi gioca a poker per ‘lavoro’ ottiene troppi vantaggi rispetto a chi lo fa per divertirsi: software e seating scripts sono dei mezzi fastidiosi attraverso i quali i professionisti trasformano in negativo l’esperienza di gioco per chi non ne fruisce.
Credo fermamente che sia compito delle poker room porre un freno a questo tipo di situazioni, in modo da avvicinare due mondi che in fin dei conti non sono poi così distanti. Mi piace l’idea che ogni sito possa mettere a disposizione degli utenti un piccolo HUD integrato con informazioni base come VPIP, PFR, AF e numero di blind a disposizione. In questo modo si potrebbe sopperire all’impossibilità di cogliere le informazioni principali senza ridurre il gioco ad un mero raffronto di numeri e statistiche”.
Un pensiero che forse non susciterà l’approvazione di molti colleghi, ma che sicuramente rappresenta quello dei tanti appassionati che oggi, anche per l’uso esasperato dei software, non trovano più gli stimoli per continuare a giocare il poker online.
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.