Interessante spunto quello fornito da Giovanni Carboni (Managing Partners di CarboniePartners – EGLA) sul mondo del poker online. Per l’esperto, la fuga dei giocatori occasionale, ed il conseguente collasso del settore, è una conseguenza dell’eccessiva presenza di regulars.
In un periodo in cui i dati della raccolta del poker online continuano a scendere spaventosamente, soprattutto quelli del cash game, diventa quasi naturale cercare le cause di una profonda ed interminabile crisi. Lo ha fatto, in questi giorni, anche un esperto del calibro di Giovanni Carboni, Managing Partners di CarboniePartners – EGLA.
Per Carboni la contrazione del settore è praticamente inesorabile, nonostante la piccola crescita registrata ultimamente dalla modalità torneo, rigenerata dall’arrivo dei riuscitissimi Spin&Go. Questo perchè, come si legge su Agimeg, non è stato mai evidenziato che il dato della spesa è in realtà la risultante algebrica di due componenti di segno opposto: la spesa della maggioranza dei giocatori, occasionali o non, che giocano essenzialmente con la motivazione dell’intrattenimento ed il profitto della minoranza costituita dai giocatori professionisti che giocano per produrre reddito.
Secondo Carboni “i giocatori professionisti sono clienti particolari e dovrebbero essere considerati una categoria ‘business’. Nel dettaglio, hanno forse contribuito all’inizio all’appeal e alla promozione del prodotto, ma poi la presenza proporzionalmente eccessiva ha prodotto una patologia dell’’ecosistema’, determinando la fuga dei clienti amatoriali e il collasso del mercato.
Gli operatori, in particolare PokerStars, sta introducendo misure correttive. Se l’ecosistema sarà riportato in equilibrio il poker sarà anche in futuro un prodotto fondamentale dell’offerta del gioco online. Non è questa la sede per un’analisi quantitativa della spesa dei clienti veri assorbita dai giocatori professionisti, ma è invece pertinente l’analisi qualitativa conseguente a questo ribaltamento di collocazione del giocatore professionista, dal lato della domanda a quello dell’offerta.
Assumiamo a scopo meramente esemplificativo che la spesa assorbita da questo partner atipico sia pari al margine
lordo, cioè circa 150 mln di euro nel 2015. Ne consegue che la domanda avrebbe speso nel gioco del poker circa 300 mln di euro che, presumibilmente, tornerebbero a essere di più se l’ecosistema divenisse in futuro più sostenibile.
Ne consegue anche che dovremmo contabilizzare sul capitolo del poker tra il 2011 e il 2015 una riduzione della spesa dei giocatori per intrattenimento non di 225 milioni di euro ma del doppio. Può sembrare paradossale, ma è proprio così. Se torniamo con la memoria agli anni immediatamente successivi al lancio del gioco del poker, all’enorme successo che aveva riscosso e al ruolo che aveva assunto non solo nel mercato del gioco online ma più ampiamente nell’intrattenimento e addirittura nel costume, è credibile che la spesa per il gioco online sia oggi molto minore rispetto ad allora.
Si badi bene che stiamo comunque parlando di ammontari di spesa che restano minuscoli rispetto a quelli del gioco sul canale fisico. Nell’ipotesi che abbiamo fatto, di raddoppio del GGR del poker per la determinazione della spesa effettiva dei giocatori per intrattenimento, la spesa totale del gioco online nel 2011, l’anno del picco, non avrebbe comunque raggiunto il miliardo di euro, a fronte di una spesa del gioco sul canale fisico che in quello stesso anno superava i 17 miliardi di euro“.
Una visione, quella di Carboni, forse un pò troppo forzata ma comunque profonda e piena di grandi verità.
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.