Flavio Ferrari Zumbini, intervista sul poker per Repubblica: “La matematica batte la fortuna”

Quest’anno non lo vedremo alle Wsop 2016, in quanto non gli è stato concesso il visto per via di qualche viaggio di troppo in medio oriente. Possiamo però gustarci questa una sua recente intervista per Repubblica.

Quest’anno non lo vedremo alle Wsop 2016, in quanto non gli è stato concesso il visto per via di qualche viaggio di troppo in medio oriente. Possiamo però gustarci questa una sua recente intervista per Repubblica.

 

Un’intervista in cui spiega agli esperti lettori di ‘Economia e Finanza’ di Repubblica il mondo del Texas Hold’em, indicando loro quanto sia importante l’aspetto matematico in un gioco come il poker online e quanto poco conti la fortuna per un giocatore di professione.

 

“Una doppia laurea in giurisprudenza ed economia e commercio, esperienza da manager a meno di trent’anni nell’attivazione on line di una piattaforma di gioco dai contorni pionieristici, ma soprattutto un’esperienza quasi unica in campo italiano per quel che riguarda il moderno approccio al gaming. Flavio Ferrari Zumbini, 38 anni, e oltre cinquecento ore di commenti televisivi al gioco, è considerato oggi tra i più esperti del nostro Paese quando l’analisi del gioco prende una strada distante dal gaming puro e molto più vicina a quella di un’equazione matematica”. Viene presentato così Flavio Ferrari Zumbini ai lettori di Repubblica. Un’intervista al campione dai maglioni a rombi per spigare lo stretto legame che c’è tra gioco e matematica. Un articolo intitolato appunto “La matematica ha messo all’angolo azzardo e fortuna”.

 

Alla domanda “Gioco e matematica seguono davvero la stessa strada?”, Flavio Ferrari Zumbini non ha dubbi sulla risposta da dare al giornalista di La Repubblica: “Oggi senza dubbio sì. Parliamo di un’industria che si è staccata da tempo dai concetti del puro azzardo e di un mercato sostanzialmente diviso in due: gli amatori che puntano, spendono e in generale giocano per puro divertimento e quelli che analizzano il gioco su basi scientifiche, quasi a volerlo risolvere in una articolata equazione matematica”.

 

“Comprendere il gioco sul piano matematico porta soprattutto a distaccarsi dai concetti di fortuna, sfortuna e soprattutto di speranza che si verifichino determinate circostanze – spiega ancora Flavio -. L’applicazione delle scienze statistiche al gioco porta a costruire un piano di lavoro basato sul calcolo delle percentuali di uscita di un numero, di una carta, sulla possibile ripetizione di un evento“.

 

Flavio Ferrari Zumbini

Un concetto che a parole sembra semplice, ma che in realtà richiede tanta attenzione sottolinea Flavio Ferrari Zumbini: “Nel 2008, nei giorni del boom degli skill game sulle piattaforme italiane, sono arrivato a tenere aperte fino a 26 schermate di gioco in contemporanea. Non proprio semplicissimo. In quelle fasi di gioco, l’aspetto strettamente ludico scompare. Viene fatta una valutazione esclusivamente legata al numero di volte necessario a ripetere una determinata sequenza di gioco per trasformarla in un guadagno. È in quel momento che il gioco è più assimilabile a quello che avviene in una transazione finanziaria. Ed è frequente sentire i giocatori parlare di ‘guadagno per ora’. Magari nella singola partita risulti perdente ma se quel concetto lo stressi per un numero molto elevato di partite e di ore impiegate, allora ti renderai conto di poter arrivare a calcolare un piccolo guadagno capace di crescere quanto più è sviluppata la mole di gioco”.

 

I numeri stupiscono l’intervistatore e Flavio gli spiega che: “Non potendo fare un calcolo preciso delle ore passate davanti ai tavoli digitali, posso fare però una media delle partite giocate a partire dai primi anni Duemila e credo di non sbagliarmi se dico di avere affrontato circa cinque milioni di mani. Ma non è un fatto tanto particolare quando il gioco viene analizzato studiando il suo lato statistico. Si tratta di un campione abbastanza concreto per avere risultati precisi e distanti dall’aleatorietà del gaming. C’è anche chi si è spinto oltre: il caso forse più clamoroso è quello del giocatore statunitense Randy “Nanonoko” Lew, esperto di calcolo quantistico, arrivato a giocare oltre dieci milioni di mani sul web”.

 

Flavio cerca di fare poi un parallelismo con il mondo della borsa: “Ambiti diversi, ma il solco è lo stesso. Il punto di partenza è l’analisi. Il modo in cui si studia un grafico è il medesimo, l’oscillazione di una quota e la risposta magari data su quello stesso evento da un provider di un altro continente, portano a un inevitabile parallelismo con gli analisti di borsa”.

 

Infine, alla domanda “c’è altro da considerare quando si analizza un gioco?”, Flavio risponde: “Non voglio togliere adrenalina o passione a quelle che per molti sono solo occasioni di svago. Ma non va dimenticato come il gioco sia inserito in un contesto industriale e che ogni singolo segmento, dai palinsesti di betting, a quelli di skill game, fino alle più classiche schermate di tavoli digitali, finisca per rispondere a logiche che richiamano inevitabilmente le scienze statistiche. In certe fasi viene fatta una valutazione esclusivamente legata al numero di volte necessario a ripetere una determinata sequenza di gioco per trasformarla in un guadagno”.

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