Proseguono i lavori tra le varie agenzie nazionali per la creazione di una liquidità comune nel mercato del poker online. Ma visti i dati recenti, il timore è che nemmeno questa mossa possa riportare il poker virtuale ai fasti d'un tempo.
Proseguono i lavori tra le varie agenzie nazionali per la creazione di una liquidità comune nel mercato del poker online. Ma visti i dati recenti, il timore è che nemmeno questa mossa possa riportare il poker virtuale ai fasti d'un tempo.
Proseguono i lavori tra le varie agenzie nazionali per la creazione di una liquidità comune nel mercato del poker online. Ma visti i dati recenti, il timore è che nemmeno questa mossa possa riportare il poker virtuale ai fasti d'un tempo.
L'obiettivo delle agenzie amministrative dei principali paesi europei dotati di un mercato del poker online con licenza, da tempo stanno lavorando alacremente al progetto di creare una liquidità comune, al fine di condividere i rispettivi bacini d'utenza e dare nuova spinta al settore. AAMS, ARJEL e DGOJ, cioè Italia, Francia e Spagna, sono le tre realtà maggiormente interessate al progetto. Un progetto che però sta sollevando qualche dubbio.
La situazione del poker online italiano l'abbiamo analizzata a fondo negli ultimi giorni, presentando i dati relativi al poker cash game e alla modalità a torneo: un aprile negativo, coerentemente (ahinoi) con il trend degli ultimi mesi, sia per l'uno che per l'altra. Il tutto mentre PokerStars continua a dominare incontrastata un mercato che non solo non cresce più, ma continua a perdere terreno.
Anche della Spagna abbiamo parlato abbondantemente. Da quelle parti il poker online ha fatto fatica sin dall'inizio, tanto che gli operatori hanno iniziato una sorta di gara a chi esce per primo dal mercato: molti hanno già chiuso, altri lo stanno facendo, altri ancora non rinnoveranno la propria licenza quando questa scadrà. E da quelle parti il dominio della room della picca è ancora più marcato.
Arriviamo alla Francia, dove le ultime non sono certo incoraggianti. Le parole di Bruno Cagnon, CEO del gruppo Lucien Barrière (il più famoso di Francia insieme al Gruppo Partouche), suonano quasi come un epitaffio: “Il mercato del poker live e online in Francia è poca cosa”. Il cash, come del resto si sta dimostrando anche in Italia, va peggio della modalità torneo e la concorrenza del mercato online verso quello dei casinò terrestri è considerata pressoché nulla.
Dunque abbiamo tre realtà in profonda difficoltà, che unendosi pensano di poterne uscire. L'Italia sembra quella messa meglio, la Spagna rischia di chiudere i battenti e la Francia è piuttosto tiepida verso il poker online (anche perché da quelle parti ci sono decine e decine di casinò). Non è che unendo questi tre mercati si rischia che sul medio-lungo periodo non cambi proprio nulla? Non ci resta che attendere.